Category Le nostre produzioni

Prima che me lo scordo

Spettacolo disponibile per la stagione 2023/2024

Un seme, durante una notte di tempesta, cade dentro ad uno stivale abbandonato, pieno di foglie e di terra. Piano piano il seme germoglia e dà vita ad un grande albero, con salde radici e una chioma che sembra una nuvola. Silvia, accompagnata dalla piccola Nilde, una piantina cresciuta in un vaso con la quale tesse un linguaggio silenzioso, ci accompagna nella crescita del grande albero. L’albero riceve la visita di tanti piccoli animali che trovano nelle radici, nel tronco e nella chioma riparo, possibilità di vivere in pace e libertà, e in cambio di ciò lo accudiscono e lo tengono bene in salute. Gli animaletti ci parleranno delle regole che si sono dati per fare in modo che l’albero resti in vita sano e forte per permettere a loro di abitarlo. Silvia porta Nilde e il pubblico a visitare questo divertente mondo e infine rivela il nome dell’albero: Albero della Costituzione.

Note di regia:

Questi personaggi, così spontanei, semplici, a volte buffi ed efficaci ci ricordano che anche gli uomini stabiliscono delle regole per vivere pacificamente e in prosperità nella vita di tutti i giorni. Regole che si trovano scritte nella Costituzione della nostra Repubblica che è la Carta fondamentale dello Stato Italiano. Che cosa c’è scritto nella Costituzione? Ci sono scritte le leggi che regolano l’organizzazione dello stato italiano, il rapporto tra lo stato e i cittadini, cioè uomini, donne, bambini e bambine che ci vivono, e i rapporti dei cittadini tra loro. Ma perché la Costituzione è così importante? Perché fa in modo che tutti possano vivere in pace, studiare e diventare intelligenti, poter lavorare e, soprattutto, essere considerati tutti uguali, cioè tutti con gli stessi diritti, la stessa dignità, lo stesso valore di esseri umani. La Costituzione è un solido albero, ben piantato e forte, che permette ai suoi piccoli abitanti di trascorrere la loro vita in pace, serenità, cultura, occupazione e…amore. Un piccolo topolino che all’inizio dello spettacolo si era nascosto dentro lo stivale, che ha svolto la funzione di vaso per il piccolo seme da cui è nato l’albero, ci porterà a comprendere che la scelta dello stivale, da cui si dirameranno poi le radici, altro non è che un richiamo alla forma che ha l’Italia come penisola: si sviluppa proprio come uno stivale. E il semino è germogliato dopo la grande tempesta della seconda guerra mondiale, nel 1947, e ha trovato terreno fertile nei cuori, nelle menti, nello spirito dei padri costituenti che hanno reso possibile la nascita della Repubblica. Si, perché prima l’Italia era un regno, c’era un re, e questa è storia, e…”prima che me lo scordo” vorrebbe portare i piccoli e grandi spettatori ad apprezzare e introdurre alla conoscenza della Costituzione Italiana.

Le favole degli animali di Fedro

In scena al Teatro Mongiovino il 10 e l’11 dicembre 2022 alle ore 16.30

Ideazione Icaro Accettella 
Di e Con Stefania Umana e Silvia Grande
Maschere Silvia Grande 
Luci Roberto De Leon
Età consigliata: 3-8 anni

Tecnica Utilizzata: Teatro di maschere, attore e burattini

Esiste un ripostiglio, che non è come tutti gli altri: è un ripostiglio della memoria, quella del signor Fedro, un vecchio e saggio scrittore di favole. È un luogo che custodisce tanti animali con tutte le loro storie. Animali e oggetti che pensano, agiscono e parlano: un corvo, una volpe, un lupo, una cicogna e alcune rane, tutti alle prese con le loro vicende, i loro legami, le loro rivalità.
Ma all’improvviso un giorno scompaiono, se ne vanno perché nessuno più racconta le loro storie.
Le due fedeli aiutanti del Signor Fedro, disperate, chiedono aiuto ai bambini
sperando così di poter ritrovare tutte le favole andate perdute e i loro protagonisti.
Qui comincia il grande gioco!
Due attrici combinando insieme teatro di figura (maschere, burattini) e teatro d’attore, racconteranno le antiche e sempre attuali Favole di Fedro. Storie brevi, che utilizzano un linguaggio semplice, dense di significati, che ci dicono dei vizi e delle virtù degli animali, che non sono poi così diversi da noi esseri umani.

Frizz & Taedius

Sulle note della Costituzione

Musica, Parole, Immagini… per una Costituzione

In scena per le Scuole al Teatro Mongiovino il 27 febbraio 2024 alle ore 10.30

Uno Spettacolo di Francesca Accettella
Drammaturgia di Alessandra Flamini
Musiche e canzoni originali di Nicola Maraja
Con Mauro Fanoni e Nicola Maraja
Regia di Mauro Fanoni e Francesca Accettella
Durata: 60 minuti circa – Per ragazze e ragazzi dai 9 ai 14 anni

SINOSSI

In scena, a sinistra, solo un pianoforte coperto da un lenzuolo.
Il Professor Taedius (serioso ed elegantissimo esperto Costituzionalista), entra in scena per prepararsi per l’imminente lezione che dovrà tenere sulla Costituzione; sistema sul palco i propri oggetti e inizia una prova.
Improvvisamente, Frizz (musicista allegro e sgangherato) compare sul palco, per prepararsi per l’imminente concerto che dovrà tenere.
Convinti entrambi di trovarsi soli in teatro a gestire e presentare il proprio show, Taedius scambia Frizz per un disturbatore, mentre quest’ultimo crede che Taedius sia il maggiordomo del Teatro.
A causa di un malinteso con la direzione del Teatro, invece, i due si trovano inaspettatamente a doversi accordare per condividere “democraticamente” il palco, per una lezione-concerto sulla Costituzione.

Per gestire la loro “convivenza di scena”, però, il Prof. Taedius e Mr. Frizz si troveranno a dover stabilire alcune regole di base, solo grazie alle quali la loro collaborazione potrà essere possibile.
Nasce dunque un parallelo tra il percorso che affrontano il Professore e il Musicista e la nascita, la stesura e l’applicazione della Costituzione Italiana, della quale, i due, con leggerezza e ironia (ma senza mai sminuirne la “serietà”), trasmetteranno “l’ideale fondamento” e la sua importanza, presentando e spiegando, attraverso le loro vicissitudini, molti di quegli Articoli che sono la base della legge civica italiana e di una convivenza civile e fruttuosa.

Il divertente scontro delle due personalità, delle due diverse modalità di atteggiamento (la serietà e la verve, la compostezza e l’allegria, la precisione maniacale e l’estro bohemienne) ma anche delle due differenti modalità di comunicazione (un serioso nozionismo e una frizzante espressività musicale), crea l’atmosfera brillante che accompagna i protagonisti nel corso di tutta la preparazione della lezione-concerto che dovranno affrontare.
I due comprenderanno che la loro nuova condizione di condivisione, invece di essere un terribile e fatale imprevisto, può risultare una risorsa sia per loro stessi che per gli spettatori, proprio per merito delle diversità e complementarietà che li caratterizzano.
L’arrivo in platea del pubblico porta al felice epilogo, nel quale i due, sulla base di ciò che hanno imparato, scelgono, questa volta, di essere “allievi” e ascoltare le voci delle ragazze e dei ragazzi.

La narrazione si snoda tra recitazione, musiche e canzoni (originali) dal vivo, con particolare attenzione rivolta al linguaggio dei giovani e alla dinamicità del Teatro cosiddetto “di figura”.

NOTE

La creazione dello spettacolo ha tenuto particolarmente in considerazione le esigenze e le abitudini comunicative della nuova società e dei giovanissimi, con il centrale obiettivo di trasmettere un messaggio che potesse essere denso di spunti (didattici e di riflessione) ma anche divertente e accattivante per i giovani, ormai così profondamente legati a una comunicazione caratterizzata da nuovi rapidissimi tempi di focalizzazione e di attenzione e concentrazione selettiva.

Il concerto di Cappuccetto

In scena al Teatro Mongiovino il 6, 8, 9 e 15 gennaio alle 16.30

Spettacolo-concerto ispirato a “Cappuccetto Rosso, Verde, Giallo, Blu e Bianco” di Bruno Munari.

Un Cappuccetto multicolore e le sue storie accompagnate dalla musica dal vivo: melodie originali, a volte strane e ribelli, che avviseranno Cappuccetto dei pericoli e che l’aiuteranno a tornare sempre sana e salva dalla sua mamma.

C’ era una volta una bambina di nome Cappuccetto Rosso. Un giorno la sua mamma le disse che sarebbe dovuta andare dalla nonna a portarle una focaccia. Ma la piccola doveva stare attenta perché, nel grande bosco che doveva attraversare, viveva un lupo. C’era una volta una bambina di nome Cappuccetto Verde che doveva portare alla nonna Cicalina, un cestino con dentro una bottiglia di menta, del fresco prezzemolo e tanta insalata. Ma lungo il percorso incontrò un lupo che se la voleva mangiare. Ma Cappuccetto non era sola … C’era una volta una città e una bambina di nome Cappuccetto Giallo. Questa volta per andare dalla nonna, non si doveva percorrere un incantevole bosco ma bisognava attraversare il caotico e quotidiano traffico della città. E così, un bel giorno, la piccola si fece coraggio e, insieme ai suoi amici uccellini, cominciò a percorrere la lunga strada verso la casetta della nonna. Ma un lupo furbetto al volante di una macchina, la osservava con attenzione. C’era una volta un mare blu, una piccola isoletta dove viveva solitaria una nonnina, un lupo con pinne e maschera …

Ma poi … Cappuccetto … come finisce veramente la tua storia? E se … il lupo, invece di mangiare te e la tua nonna … mangiasse il cacciatore? E se … arrivasse in tempo la tua mamma a salvarti? E se … diventassi amica del lupo e organizzassi una grande festa e nel bosco? E se ….? Però … veloce a decidere … Cappuccetto! Perché sta scendendo la notte e presto … non si vedrà più nulla!

 

Ideazione, drammaturgia, regia: Alessandro Accettella e Silvia Grande
Con: Alessandro Accettella, Viviana Mancini, Maria Giuditta Santori (percussioni), Raffaele Magrone (clarinetto e sassofono), Andrea Moriconi (chitarre)
Musiche originali: Maria Giuditta Santori
Luci: Roberto De Leon
Tecnica: Teatro di figura, teatro d’attore e musica dal vivo
età consigliata: 3/6 anni

I segreti di Pollicino

In scena il 6 gennaio alle 17.30 all’auditorium Urbani di Passignano sul Trasimeno

Liberamente ispirato a ‘Le Petit Poucet’ di Charles Perrault e ‘Diario segreto di Pollicino’ di Philippe Leichermeier e Rebecca Dautremer

Pollicino è una storia di scoperte, di riscatto, di conoscenza di sé. Ed è attraverso questa fiaba che le protagoniste, Dora e Palmira, capiranno le proprie potenzialità

Di e con Silvia Grande e Stefania Umana

immagini e scene Andrea Croci

musiche originali: Dino Semeraro e Giuseppe Soloperto
figure e costumi: Matteo Rigola
tecnica: Teatro d’attore, proiezioni, ombre e figure

età consigliata: 5-10 anni

Dora e Palmira sono due sorelle, una piena di qualità, ma tanto insicura, l’altra piena di qualità e molto sicura di sé.
Le due sorelle stanno giocando nella loro stanza e, come al solito, Palmira costringe Dora a sottoporsi a una serie di sfide e gare. Dora si vorrebbe sottrarre, ma non ne ha il coraggio, non riesce a tirare fuori il carattere e ribellarsi alla sorella. Proprio facendo leva su queste insicurezze, Palmira la provoca per ottenere ciò che vuole, o semplicemente per metterla alla prova.
Il loro è, in qualche modo, un rapporto fra oppressore e oppresso, in una dinamica che i bambini conoscono molto bene.
Ma quel giorno, nella loro stanza, succederà qualcosa che ha dell’incredibile. In quel luogo condiviso, di giochi e di studio, di complicità, ma più spesso di competizione, ingrigito dalla rivalità, un’antica fiaba, Pollicino, prenderà vita e salverà le due sorelle, rivelando loro il suo segreto più profondo: “C’è solo una cosa che ti può salvare, scoprire chi sei !”
Dora e Palmira saranno inizialmente incredule spettatrici, travolte, loro malgrado, dalla storia. Man mano, però, saranno loro stesse a ricostruire l’incredibile viaggio del settimo figlio di due boscaioli, così piccolo che quando era venuto al mondo non sembrava più grande del dito pollice, perciò lo chiamarono Pollicino. Il povero piccolo era diventato il capro espiatorio della famiglia, e gli davano sempre torto.
Insieme a Pollicino e ai suoi fratelli, Dora e Palmira attraverseranno il bosco, sconfiggeranno i lupi, l’orco e le loro paure, tornando a casa vincitrici.
Pollicino è una storia di scoperte, di riscatto, di conoscenza di sé. Ed è attraverso questa fiaba che Dora e Palmira capiranno un po’ più di loro stesse, dell’importanza di scoprire quali siano le proprie potenzialità, per poi coltivarle, poiché, appunto, l’unica cosa che ti può salvare è scoprire chi sei. E quando l’avrai scoperto, questa diventerà un’incrollabile certezza e allora potrai batterti con convinzione per costruire la tua strada, senza permettere più a nessuno di farti sentire debole e inutile.

Riccioli d’oro


In scena al Teatro Mongiovino l’11 e il 12 dicembre alle ore 16.30

Ideazione, testo e regia Danilo Conti
Collaborazione alla messa in scena Antonella Piroli
Con Alessandro Accettella, Danilo Conti e Viviana Mancini
Luci Roberto De Leon

dai 4 anni

Si tratta di una tra le più popolari fiabe anglosassoni.
In questa messa in scena, per attore e marionetta, l’ambiente è uno studio di un vecchio astronomo che, riordinando vecchie carte e oggetti utili al suo lavoro, con una grande cartina del cielo stellato alle sue spalle, cerca di spiegare ai bambini le costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore, quando compare una bimba con lunghi riccioli d’oro che le ricadono sulle spalle. E’ a lei che il vecchio astronomo comincia a raccontare una storia … di cui lei stessa sarà protagonista.
Una bambina, che tutti chiamavano Riccioli D’oro, entra nella casa di tre orsi, babbo orso, mamma orsa, e piccolo orsetto, che sono assenti per una passeggiata … trova la tavola imbandita con tre zuppe, intorno vi sono tre sedie, al piano superiore tre letti; nonostante si sia introdotta nella casa di soppiatto e ne sfrutti le occasionali comodità e possibilità, la bimba riesce a scegliere la cosa migliore per lei: né troppo caldo, né troppo freddo, né troppo grande, né troppo piccolo, né troppo duro, né troppo morbido, la scelta più equilibrata. Il problema è che Riccioli D’ Oro ha rotto una tazza, una sedia e si è addormentata nel letto di Orsetto. Al ritorno degli orsi, dopo un primo momento di sorpresa e irritazione, Babbo e Mamma Orsi apprezzeranno l’imprudenza e la vivacità infantile di Riccioli D’Oro lasciando nascere un’amicizia con piccolo Orsetto.
Il racconto si rende attuale soprattutto nello sviluppo dei contenuti: il tema dell’integrazione sociale tra individui provenienti da culture e stili di vita diversi e la capacità di saper discernere e quindi operare delle scelte.


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Roald Dahl, il volo gigante

Tre narratori-artisti si incontrano sul palco dipanano la storia che, a partire da episodi della biografia di Roald Dahl, si trasforma e si fonde nelle vicende degli eccentrici personaggi dei suoi racconti

Con: Alessandro Accettella – Viviana Mancini – Nico Maraja
consulenza registica: Cristiano Petretto
testo: Alessandro Accettella
musiche originali: Nico Maraja
elementi scenici: Antonia D’Amore
Voce di Roald Dahl: Massimo De Lorenzo
Voce del bambino e partecipazione straordinaria: Enrico Accettella
Luci e fonica: Roberto De Leon

Età consigliata: dai 6 anni


“Non ho niente da insegnare… Voglio soltanto divertire… Ma divertendosi con le mie storie, i bambini imparano la cosa più importante: il gusto della lettura! Si staccano dal televisore, prendono familiarità con la carta stampata. Più avanti nella vita questo allenamento gli servirà per affrontare temi più seri! E chi avrà cominciato presto a leggere libri … andrà più lontano!” (R. Dahl)

Scrittore creativo ed originale, Dahl risulta uno degli autori per ragazzi più celebrato ed amato. Ha sempre messo al centro dei suoi racconti il punto di vista dei bambini, mostrandosi spesso irriverente nei confronti delle figure adulte. Dahl non fu solo un grande scrittore per bambini, ma anche un aviatore dell’Aereonautica inglese durante la seconda Guerra Mondiale, una spia dei servizi segreti e uno sceneggiatore di successo per il cinema.
Tre narratori-artisti si incontrano sul palco e, con un dialogo fra discipline differenti, dipanano la storia che, come in un “volo fantastico”, a partire da episodi della biografia dell’autore, si trasforma e si fonde nelle vicende degli eccentrici personaggi dei suoi racconti: la piccola Matilde, dotata di poteri straordinari, contro la terribile Signorina Spezzindue (da “Matilde”), una furba volpe che, ingannando i contadini, scava un tunnel lungo lungo fino a sotto il pollaio ( da “Fantastico Mr. Fox”), un bambino di nome Bill che prende coraggio e decide di entrare nel bosco stregato dove “tutti ci entrano e nessuno è tornato” (da “Minipin”) il magico incontro tra Sofia e un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri giganti perché lui è un Soffiasogni e non mangia i bambini (da “Il GGG”), Willy Wonka e il suo piccolo amico Charlie (da “La fabbrica di cioccolato”) e le bizzarre e divertenti poesie di “Cappuccetto Rosso” e dei “Tre Porcellini” ( da “Versi Perversi).
Protagonisti in scena saranno le marionette, le ombre mentre la musica dal vivo accompagnerà e descriverà la narrazione, gli episodi e i personaggi attraverso canzoni originali e inedite fatte di rime bizzarre, sonorizzazioni con l’uso di strumenti inusuali, musiche suggestive per pianoforte e strumenti elettronici che spaziano tra le melodie classiche e il rap, in un incontro di stili degno dell’irriverenza tipica delle storie dell’autore.


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