I tre porcellini

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA /

Domenica 5 luglio 2026, ore 21.15 / giardino della Biblioteca di Villanuova Clisi (BS) / Lunedì 6 luglio 2026, ore 21.15 / Piazza Tebaldo di Brescia /


  • Testo e regia: Danilo Conti e Antonella Piroli;
    Con: Alessandro Accettella e Silvia Grande;
    Pupazzi: Brina Babini;
    Scene: Tanti Cosi Progetti;
    Musiche: Davide Castiglia
  • Luci: Andrea Cardelli
    Tecnica utilizzata: teatro d’attore e di figura
  • Età consigliata: dai 3 anni

I tre porcellini è un classico della tradizione inglese la cui prima versione risale al 1843 circa, quando O. J. Halliwell la inserisce all’interno delle sue Nursery Rhymes and Nursery Tales.

Da quel momento in poi man mano che si è tramandata di generazione in generazione. Ma è proprio a quella prima stesura della fiaba a cui la compagnia si è ispirata per rappresentare la vicenda di questi tre fratellini che si trovano ad avere a che fare con il loro (e nostro) più feroce nemico: il lupo.

Per difendersi da questo essere malvagio il porcellino più piccolo costruisce una cassetta con la paglia e il mediano con la legna: entrambi ergono i loro rifugi in fretta, in modo da poter rimanere più tempo possibile per dedicarsi ai giochi. Pagheranno la loro superficialità quando il lupo, distruggendo le case in un sol soffio, se li mangerà avidamente.

Il fratellino più grande invece, con fare saggio e prevedendo la pericolosità e l’astuzia del lupo, costruisce una solida casa di mattoni e, alla fine riesce a sconfiggerlo. I tre porcellini insegna in modo molto divertente e drammatico, soprattutto rivolgendosi ai bambini più piccoli, che non bisogna essere pigri e prendercela comoda, potrebbe essere molto pericoloso: il senso della storia è di far capire che la sopravvivenza dipende da un lavoro unito alla capacità di essere previdenti. Le case che i tre porcellini costruiscono simboleggiano il progresso dell’uomo nella storia, nel corso della propria vita; con il terzo porcellino si arriva alla maturità, all’intelligenza, attraverso le quali è possibile sconfiggere potenze forti e insidiose.

Le fiabe sono fatte per essere raccontate ai bambini, e diversi sono i modi per poterle raccontare, in tante maniere si possono incantare i bambini; per la fiaba forse il più comune è quello della narrazione (anche i genitori leggendo le fiabe ai figli diventano narratori, cercando di raccontare i fatti creando un’atmosfera che catturi l’attenzione di chi l’ascolta, interpretando i personaggi differenziando le voci…), ma Danilo Conti ha scelto di proporla attraverso un linguaggio in cui l’attore in scena agisce e interagisce con tanti elementi, manipolandoli, giocando con essi.


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Spettacolo vincitore del Premio Otello Sarzi 2020 – Sezione Teatro di Figura – RESPONSO GIURIA


Note di produzione e di regia

‘I tre porcellini’ è un remake dello spettacolo prodotto nel 1998 da Tanti Cosi Progetti nel quale gli attori Danilo Conti e Antonella Piroli erano in scena assieme ai pupazzi, personaggi della storia. Lo spettacolo ricevette numerosi consensi, segnalazioni e menzioni; un lavoro che da subito colpì, soprattutto per la tecnica di animazione dei pupazzi innovativa, in particolare facendo riferimento a Danilo che diventava tutt’uno con la figura del lupo.

“Il remake ha un senso se ricrea lo spettacolo, ne porta alla luce, pur mantenendo, come in questo caso, la struttura scenografica originale, la sonorità musicale e la traccia del testo, visioni nascoste, trame, tessiture non manifestate nel corso del tempo. Per questo l’idea di un remake nasce quando si verificano precise condizioni di possibilità. In questo senso l’idea di allestire I Porcellini con il Teatro delle Marionette degli Accettella trova il suo fondamento nel percorso di collaborazione, frequentazione, conoscenza che da tempo coltiviamo insieme e che ci ha portato a realizzare alcuni spettacoli e a confrontare i nostri percorsi di creazione. Il TMA, da sempre, coniuga la tradizione del teatro di Marionette con una visione di teatro estremamente tecnica, virtuosa e al contempo esplorativa.  Il lavoro di creazione investe più ambiti e trae suggestioni da pittura, illustrazione, fumetto, letteratura, danza, recitazione; intuizioni drammaturgiche nelle quali attori e figure sperimentano possibilità di dialogo e creano lo spazio scenico, il tempo, l’azione.  Alessandro Accettella e Stefania Umana hanno restituito a me e ad Antonella, per utilizzare un linguaggio cinematografico, la visione in controcampo dello spettacolo. I nostri personaggi, le nostre azioni, le nostre espressioni hanno scoperto, sfruttando un’altra angolazione, un’identità affine. Si è creato un dialogo: I Porcellini di Antonella si sono incontrati con I Porcellini di Stefania e si sono riconosciuti, così come Il Lupo di Alessandro e Il Lupo di Danilo. Un remake deve fondarsi su questa possibilità di conservare, conoscere, confrontare, infine allontanarsi, ognuno sulle proprie gambe. I Porcellini di Antonella, più ingenui, istintivi, sprovveduti, canzonatòri, incontrano I Porcellini di Stefania che, sempre in dialogo con lei, sono ironici, bambineschi, pasticcioni. Il Lupo di Danilo ripete poche battute, privilegia il movimento nello spazio e i versi aggressivi e grotteschi. Il Lupo di Alessandro, manifestando animalità lupesca, è quasi un gentlemen al confronto: i due dialogano spesso, ironia e surplace, azione misurata. Danilo e Antonella tendono a fondersi con le figure, ad annullare la sottile linea di demarcazione tra attore e personaggio animato.  La qualità di Alessandro e Stefania è di porre l’accento nel desiderio di essere in scena con le figure, di creare anche per se stessi una partitura da interpretare insieme ai personaggi animati della storia. Il testo del narrato o dei dialoghi, che nella versione originale si è formato via via che si facevano le prove, prima di essere scritto, anche in questo remake, ha mantenuto lo stesso percorso. In tutte e due le versioni gli interpreti si sono cuciti addosso il testo, arricchito di espressioni spontanee, sfruttando ritmi, musicalità, parole consone alla loro personalità. In questo modo si è operata una riscrittura che nel remake è andata nella direzione di dare scioltezza, naturalezza e spontaneità ai due interpreti. In questa direzione va anche la scelta di affidare ad un’artista come Brina Babini la realizzazione di nuovi pupazzi dei Porcellini e del Lupo. Brina, dopo avere studiato i pupazzi originali e conoscendo gli attori del TMA, in stretta collaborazione con noi, ha realizzato i personaggi della storia ispirandosi ad alcuni cartoni animati d’epoca. Le nuove figure sono state realizzate pensando ad Alessandro e Stefania, alle loro qualità e al loro rapporto sulla scena basato su un’improvvisazione che genera complicità, contrasti, esilaranti botta e risposta. E tutto questo ha arricchito il nostro sguardo nel curare la regia dell’allestimento e di conseguenza disegnato uno spettacolo nuovo, che dalla traccia della matrice, profondamente rispettata, riesce a rendersi creazione originale e ad aggiungere valore.”

Danilo Conti

La strana storia del pesce palla

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA

Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026; ore 16:30 / TEATRO MONGIOVINO /


  • Di: Gianni Silano
  • Con: Gianni Silano, narrazione e musica – Alessandro Accettella e Silvia Grande, marionettisti – Pierluigi Campili, tastiere
  • Tecnica utilizzata: Narrazione e musica dal vivo, marionette a filo corto. Animazione e coinvilgimento diretto dei bambini
  • Età consigliata: 3-8 anni
  • Musiche e canzoni originali: Gianni Sialno
  • Regia: Gianni Silano e Alessandro Accettella

Tommasino è un bravo calciatore, ma un giorno, giocando sul suo balcone, tira un calcio troppo forte e la sua palla vola via, lontano. Rotolando e rimbalzando, la palla supera un laghetto, un bosco, una montagna, un burrone, si tuffa nell’acqua di un fiume e arriva fino al mare. Tommasino, però, non è un bambino che si perde d’animo e così parte per un viaggio per andarla a cercare.
In ogni ambiente che attraversa incontra qualcuno che gli chiede di superare delle prove: una papera di nuotare, un fungo di ballare, un lupo di ululare. Finalmente giunto a destinazione, Tommasino fa una scoperta: la sua palla si è trasformata in un pesce… palla e ora partecipa alle partite tonni contro delfini, con gran divertimento per tutti!
Come termina questa storia? Se la palla resta pesce, Tommasino sarà triste… se la palla torna palla, ad essere tristi saranno i pesci… che fare? Saranno i bambini a decidere il finale di questo viaggio coinvolgente pieno di incontri, canzoni, animazione e tanto divertimento.


Storie in soffitta

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA /

Lunedì 13 luglio 2026; ore 21:00 / Via Morettini di Perugia / Martedì 14 luglio 2026; ore 21:00 / Largo Santa Maria di Paciano (PG) /


  • Di: Alessandro Accettella e Roberto Piumini
  • Regia: Danilo Conti
  • Con: Alessandro Accettella e Giorgia Palmucci
  • Luci: Sara Marfella

Due fratelli decidono di andare di andare in soffitta ad aprire un baule dove il nonno custodisce un diario su cui ha scritto le storie da raccontare ai suoi nipotini; la vista però di oggetti vari e sparsi, scatena la fantasia dei due, che tornano improvvi-samente bambini, e che cominciano a raccontarsi delle nuove storie.

Un ombrellino triste che restava sempre chiuso perché nel Paese dove viveva non pioveva mai … una forchetta lucida lucida, con i denti d’argento, le altre posate l’ammiravano, alcune la volevano in sposa, ma lei aspettava di incontrare il vero amore …  una palla, che per sbaglio una principessa maldestra lasciò cadere in uno stagno dove viveva un ranocchio … un gomitolo di lana magico che un giorno indicò ad una bambina la strada per tornare a casa da lungo un viaggio …

Un incessante susseguirsi di storie e divertenti gag che che sembrano non fermarsi mai … Ma … si sentono i passi di qualcuno che sta salendo … meglio andare.
Uno spettacolo su storie scelte dal libro ‘C’era una volta, ascolta’, un pot-pourri di filastrocche e raccontini scritti con la consueta delicatezza di Piumini, scrittore straordinario di opere per l’infanzia. Storie di oggetti, oggetti comuni che usiamo e vediamo tutti i giorni, a volte dimenticati, ma sempre pronti ad essere usati; oggetti che, se presi in mano ed ascoltati, hanno il potere di raccontarci le loro formidabili e avventurose storie. Uno spettacolo su un tema classico del teatro ragazzi: il gioco e le relazioni tra i bambini che lo conducono, il gioco che nasce dalla semplicità dell’oggetto animato.


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Note di regia

“L’unico talento che io ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che abitano qui in questo piccolo mondo. Fuori di qui c’è il mondo grande e qualche volta capita che il mondo piccolo riesca a rispecchiare il mondo grande tanto da farcelo capire un po’ meglio. In ogni modo riusciamo a dare a tutti quelli che vengono qui la possibilità, per qualche minuto, per qualche secondo, di dimenticare il duro mondo che è la fuori. Il nostro teatro è un piccolo spazio fatto di disciplina, di coscienza, di ordine e di amore” (Oscar Ekdahl – Fanny e Alexander di Ingmar Bergman)
La soffitta custodisce un segreto, un manoscritto. Quando vi è silenzio e non vi sono le persone il teatrino degli oggetti si anima in una rappresentazione silenziosa, come in una danza. Brevi, lenti movimenti che possono lasciare l’impressione di non essere mai avvenuti. Poi, i due fratelli che entrano per cercare quello che il nonno scriveva nel suo quaderno e che poi leggeva a loro, portano la loro freschezza, voglia di giocare, di ripercorrere storie che li hanno divertiti e affascinati, ma portano anche le loro paure, i loro litigi, le loro complicità. E allora il teatrino degli oggetti, dei pupazzi, delle marionette, si arricchisce di racconti, poesie, aneddoti. La luce cambia, la soffitta si allarga, come se si riempisse di brezza fresca. Infine il quaderno è ritrovato. E il loro desiderio, il loro amore per quello che hanno cercato con tanta intensità riuscirà a muovere l’aria di quella remota stanza, a trasformare quel piccolo spazio tanto da suscitare nel nonno il desiderio entrarvi e di riprendere a scrivere. Torna un’atmosfera tenue, di raccoglimento, i due fratelli si ritirano veloci, senza essere visti, quasi temendo una punizione per avere invaso quello spazio. Ma sarà grazie a loro che lo scrittore tornerà a trasferire le sue visioni nelle pagine del quaderno.

C’era una notte

ACCETTELLA TEATRO /

spettacolo in distribuzione per la stagione 26/27 /


  • Di: Silvia Grande /
  • Con: Valentina Bazzucchi e Silvia Grande
  • Scene: Valentina Bazzucchi
  • Musiche: originali Nico Maraja
  • Regia: Silvia Grande
  • Luci e fonica: Roberto de Leon
  • Tecnica: Teatro d’attore e di figura
  • Fascia d’età: dai 4 ai 7 anni


Cosa succede se, per un momento di distrazione, qualcuno che è abituato a uscire in compagnia, alla piena luce del giorno, si ritrova fuori, da solo, di notte? Cosa si prova ad allontanarsi da ciò che è familiare, per avventurarsi nell’ignoto? È possibile imparare ad integrare il mondo sconosciuto?
La pecora Berenice, una notte, rimane sola, al buio, fuori dal gregge. È eccitata per le scoperte, ma ha anche paura dell’ignoto.
Dopo aver incontrato un mondo diverso, spaventoso e meraviglioso e vissuto nuove emozioni, come sarà per Berenice tornare alla quotidianità? Cosa sceglierà: fare tesoro delle scoperte e tornare alla normalità, o continuare ad avventurarsi nel mondo sconosciuto? Non c’è una scelta più giusta dell’altra. Ma bisogna conoscere per poter scegliere.
C’era una notte” è la storia di ogni bambino che cresce.

La messinscena dà risalto ai contrasti su cui si basa il racconto: dentro-fuori, insieme-da soli, luce-buio, basso-alto. In scena, un’attrice interpreta il ruolo di Berenice, mentre un’animatrice dà vita al mondo che la circonda, utilizzando tecniche di teatro di figura (ombre principalmente). Uno spettacolo incentrato sulla potenza evocativa di parole, immagini, suoni e musica, privilegiando un linguaggio visivo.

Pulcinella e la luna

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA

Spettacolo disponibile per la stagione 2026/2027 /


  • Di e con: Alessandro Accettella e Arianna Fiorin
  • Regia: Danilo Conti

Che strano tipo è Pulcinella!

Un giorno scopre che la sua pancia, sempre più affamata, sa parlare e cantare.

E così la convince ad esibirsi in pubblico per fare il Teatro.

La Luna, incuriosita, si gode la scena dall’alto e dice a Pulcinella che anche lei vuole fare il Teatro. Comincia così a raccontare due storie che la riguardano mentre Pulcinella si accuccia su di un tetto vicino.

Il primo racconto è una leggenda indiana che narra di un lupo che perde il suo cucciolo nella foresta e chiede alla luna un aiuto per ritrovarlo.

E poi c’è la fiaba persiana di un Re, che vuole raggiungere la luna costruendo una torre altissima di scatole fino a toccare il cielo.

Pulcinella ascolta le due bellissime storie e, perdutamente, si innamora della Luna. Ma è una storia d’amore impossibile. Troppo lontani i due, troppo diversi tra loro. Forse una dolcissima serenata d’amore potrebbe avvicinarli come mai prima d’ora.

Uno spettacolo con attori e marionette a filo caratterizzato da momenti delicati e poetici, passaggi divertenti e coinvolgenti e letture di filastrocche giocate con il pubblico. La musica, spesso protagonista, accompagna e fa da cornice alle suggestive scene interpretate dai protagonisti scandendone tempi e movimenti


L’albero amico

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA


Sabato 7 e domenica 8 febbraio 2026; ore 16:30 / Martedì 19 maggio 2026, ore 10.30 per le Scuole / TEATRO MONGIOVINO / dai 4 agli 8 anni /

  • Di: Alessandro e Icaro Accettella
  • Messa in scena: Alessandro Accettella
  • Con: Alessandro Accettella e Viviana Mancini
  • Luci e fonica: Roberto de Leon
  • Tecnica: teatro di marionette a filo

Una storia di amicizia tra un bambino e un albero, ispirata all’omonimo racconto di Shel Silverstein.

La storia racconta di una fortissima e bellissima amicizia tra un bambino e un albero.
Tutti i giorni il bambino gioca con lui.
Dalle radici si arrampica su…su…tra i suoi intricati rami e attraverso le sue foglie…fino a toccare il cielo.
La salita è occasione di diversi incontri: gli occhi delle civette, il volo degli uccelli, streghe e fantasmi, i cristalli della neve, i due innamorati, un gatto e un topo che giocano a nascondino, gli aerei di carta e gli aquiloni e un burattino di legno… Un giorno, però, il bambino incontra un falegname che decide di portare via l’albero per farne una barca che possa viaggiare per il mondo e per costruire una casa nella quale poter vivere.
Un camion si porta via l’albero e al bambino non restano che le fantasticherie e i ricordi del suo compagno di giochi. Saranno il gatto e il topo a mettere nel terreno…un seme.
E da questo seme nascerà una nuova vita, un nuovo albero, un nuovo compagno di giochi.

Lo spettacolo si propone di sensibilizzare i bambini al rispetto di ogni individuo e della natura che ci circonda, stimolandone anche il senso critico attraverso il cammino e la scoperta.
Inoltre la storia, semplice e lineare, sottolinea l’importanza dei valori dell’amore e dell’amicizia.


Pinocchio in Pinocchio

TEATRO DELLE MARIONETTE DEGLI ACCETTELLA

Sabato 25 e domenica 26 gennaio 2025; ore 16:30 / TEATRO MONGIOVINO / dai 3 anni /


  • di Icaro Accettella /
  • regia Alessandro Accettella /
  • Musiche originali di Stefano Accettella /
  • marionettisti Alessandro Accettella, Viviana Mancini, Silvia Grande e Gianni Silano /
  • luci Roberto De Leon /

Uno spettacolo storico della Compagnia marionettistica degli Accettella con le grandi marionette di Ferdinando Codognotto

Pinocchio, il celebre e centenario “burattino” di Collodi, è un pozzo di significati.
E’ come se un Pinocchio stesse dentro un altro, ed un altro dentro un altro ancora; ogni giorno ne viene fuori uno diverso, quante sono le chiavi di lettura.
Da qui uno spettacolo almeno “doppio”, uno tutto “dentro” ed uno tutto “fuori”:
uno fatto di falegnami, di botteghe, di viuzze, di paese, di compagni di scuola…… , insomma, tutto cose …. ed un altro fatto di parrucche gialle, di ombre parlanti, di fuochi, di barbacce nere, di campi miracolosi, di casine di cristallo, di bocche spropositate, di pescicane …….., insomma, tutto simboli e segni.

Da qui spazi scenici che si incastrano, figure che si sdoppiano ingigantendosi o riducendosi, ombre e luci che sbucano dappertutto…
Ed oggetti teatrali che crescono e spariscono……….
Da qui pulcini, grilli, gatti, corvi, civette, asini, pesci…….
Alla fine Pinocchio rompe la “gabbia” degli incubi, delle paure, delle illusioni, delle speranze……
E ricomincia cosciente le sue “avventure” , è un burattino o un bambino?
Diciamo che è un Pinocchio “diverso”.


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Prima che me lo scordo

Spettacolo disponibile per la stagione 2023/2024

Un seme, durante una notte di tempesta, cade dentro ad uno stivale abbandonato, pieno di foglie e di terra. Piano piano il seme germoglia e dà vita ad un grande albero, con salde radici e una chioma che sembra una nuvola. Silvia, accompagnata dalla piccola Nilde, una piantina cresciuta in un vaso con la quale tesse un linguaggio silenzioso, ci accompagna nella crescita del grande albero. L’albero riceve la visita di tanti piccoli animali che trovano nelle radici, nel tronco e nella chioma riparo, possibilità di vivere in pace e libertà, e in cambio di ciò lo accudiscono e lo tengono bene in salute. Gli animaletti ci parleranno delle regole che si sono dati per fare in modo che l’albero resti in vita sano e forte per permettere a loro di abitarlo. Silvia porta Nilde e il pubblico a visitare questo divertente mondo e infine rivela il nome dell’albero: Albero della Costituzione.

Note di regia:

Questi personaggi, così spontanei, semplici, a volte buffi ed efficaci ci ricordano che anche gli uomini stabiliscono delle regole per vivere pacificamente e in prosperità nella vita di tutti i giorni. Regole che si trovano scritte nella Costituzione della nostra Repubblica che è la Carta fondamentale dello Stato Italiano. Che cosa c’è scritto nella Costituzione? Ci sono scritte le leggi che regolano l’organizzazione dello stato italiano, il rapporto tra lo stato e i cittadini, cioè uomini, donne, bambini e bambine che ci vivono, e i rapporti dei cittadini tra loro. Ma perché la Costituzione è così importante? Perché fa in modo che tutti possano vivere in pace, studiare e diventare intelligenti, poter lavorare e, soprattutto, essere considerati tutti uguali, cioè tutti con gli stessi diritti, la stessa dignità, lo stesso valore di esseri umani. La Costituzione è un solido albero, ben piantato e forte, che permette ai suoi piccoli abitanti di trascorrere la loro vita in pace, serenità, cultura, occupazione e…amore. Un piccolo topolino che all’inizio dello spettacolo si era nascosto dentro lo stivale, che ha svolto la funzione di vaso per il piccolo seme da cui è nato l’albero, ci porterà a comprendere che la scelta dello stivale, da cui si dirameranno poi le radici, altro non è che un richiamo alla forma che ha l’Italia come penisola: si sviluppa proprio come uno stivale. E il semino è germogliato dopo la grande tempesta della seconda guerra mondiale, nel 1947, e ha trovato terreno fertile nei cuori, nelle menti, nello spirito dei padri costituenti che hanno reso possibile la nascita della Repubblica. Si, perché prima l’Italia era un regno, c’era un re, e questa è storia, e…”prima che me lo scordo” vorrebbe portare i piccoli e grandi spettatori ad apprezzare e introdurre alla conoscenza della Costituzione Italiana.

Le favole degli animali di Fedro

In scena al Teatro Mongiovino il 10 e l’11 dicembre 2022 alle ore 16.30

Ideazione Icaro Accettella 
Di e Con Stefania Umana e Silvia Grande
Maschere Silvia Grande 
Luci Roberto De Leon
Età consigliata: 3-8 anni

Tecnica Utilizzata: Teatro di maschere, attore e burattini

Esiste un ripostiglio, che non è come tutti gli altri: è un ripostiglio della memoria, quella del signor Fedro, un vecchio e saggio scrittore di favole. È un luogo che custodisce tanti animali con tutte le loro storie. Animali e oggetti che pensano, agiscono e parlano: un corvo, una volpe, un lupo, una cicogna e alcune rane, tutti alle prese con le loro vicende, i loro legami, le loro rivalità.
Ma all’improvviso un giorno scompaiono, se ne vanno perché nessuno più racconta le loro storie.
Le due fedeli aiutanti del Signor Fedro, disperate, chiedono aiuto ai bambini
sperando così di poter ritrovare tutte le favole andate perdute e i loro protagonisti.
Qui comincia il grande gioco!
Due attrici combinando insieme teatro di figura (maschere, burattini) e teatro d’attore, racconteranno le antiche e sempre attuali Favole di Fedro. Storie brevi, che utilizzano un linguaggio semplice, dense di significati, che ci dicono dei vizi e delle virtù degli animali, che non sono poi così diversi da noi esseri umani.

Riccioli d’oro


In scena al Teatro Mongiovino l’11 e il 12 dicembre alle ore 16.30

Ideazione, testo e regia Danilo Conti
Collaborazione alla messa in scena Antonella Piroli
Con Alessandro Accettella, Danilo Conti e Viviana Mancini
Luci Roberto De Leon

dai 4 anni

Si tratta di una tra le più popolari fiabe anglosassoni.
In questa messa in scena, per attore e marionetta, l’ambiente è uno studio di un vecchio astronomo che, riordinando vecchie carte e oggetti utili al suo lavoro, con una grande cartina del cielo stellato alle sue spalle, cerca di spiegare ai bambini le costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore, quando compare una bimba con lunghi riccioli d’oro che le ricadono sulle spalle. E’ a lei che il vecchio astronomo comincia a raccontare una storia … di cui lei stessa sarà protagonista.
Una bambina, che tutti chiamavano Riccioli D’oro, entra nella casa di tre orsi, babbo orso, mamma orsa, e piccolo orsetto, che sono assenti per una passeggiata … trova la tavola imbandita con tre zuppe, intorno vi sono tre sedie, al piano superiore tre letti; nonostante si sia introdotta nella casa di soppiatto e ne sfrutti le occasionali comodità e possibilità, la bimba riesce a scegliere la cosa migliore per lei: né troppo caldo, né troppo freddo, né troppo grande, né troppo piccolo, né troppo duro, né troppo morbido, la scelta più equilibrata. Il problema è che Riccioli D’ Oro ha rotto una tazza, una sedia e si è addormentata nel letto di Orsetto. Al ritorno degli orsi, dopo un primo momento di sorpresa e irritazione, Babbo e Mamma Orsi apprezzeranno l’imprudenza e la vivacità infantile di Riccioli D’Oro lasciando nascere un’amicizia con piccolo Orsetto.
Il racconto si rende attuale soprattutto nello sviluppo dei contenuti: il tema dell’integrazione sociale tra individui provenienti da culture e stili di vita diversi e la capacità di saper discernere e quindi operare delle scelte.


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