I tre porcellini

In scena al PalaDolomites di Mazzin (TN) il 14 luglio alle 21.00.

Remake di uno spettacolo storico di Danilo Conti che ripropone la prima versione della fiaba de ‘I tre porcellini’ attraverso un linguaggio di interazione

Testo e regia: Danilo Conti e Antonella Piroli;
Con: Alessandro Accettella e Stefania Umana;
Pupazzi: Brina Babini;
Scene: Tanti Cosi Progetti;
Musiche: Davide Castiglia

Luci: Roberto De Leon
Tecnica utilizzata: teatro d’attore e di figura

Fascia d’età: dai 3 anni in su

I tre porcellini è un classico della tradizione inglese la cui prima versione risale al 1843 circa, quando O. J. Halliwell la inserisce all’interno delle sue Nursery Rhymes and Nursery Tales.

Da quel momento in poi man mano che si è tramandata di generazione in generazione. Ma è proprio a quella prima stesura della fiaba a cui la compagnia si è ispirata per rappresentare la vicenda di questi tre fratellini che si trovano ad avere a che fare con il loro (e nostro) più feroce nemico: il lupo.

Per difendersi da questo essere malvagio il porcellino più piccolo costruisce una cassetta con la paglia e il mediano con la legna: entrambi ergono i loro rifugi in fretta, in modo da poter rimanere più tempo possibile per dedicarsi ai giochi. Pagheranno la loro superficialità quando il lupo, distruggendo le case in un sol soffio, se li mangerà avidamente.

Il fratellino più grande invece, con fare saggio e prevedendo la pericolosità e l’astuzia del lupo, costruisce una solida casa di mattoni e, alla fine riesce a sconfiggerlo. I tre porcellini insegna in modo molto divertente e drammatico, soprattutto rivolgendosi ai bambini più piccoli, che non bisogna essere pigri e prendercela comoda, potrebbe essere molto pericoloso: il senso della storia è di far capire che la sopravvivenza dipende da un lavoro unito alla capacità di essere previdenti. Le case che i tre porcellini costruiscono simboleggiano il progresso dell’uomo nella storia, nel corso della propria vita; con il terzo porcellino si arriva alla maturità, all’intelligenza, attraverso le quali è possibile sconfiggere potenze forti e insidiose.

I tre porcellini è un classico della tradizione inglese la cui prima versione risale al 1843 circa, quando O. J. Halliwell la inserisce all’interno delle sue Nursery Rhymes and Nursery Tales.

Da quel momento in poi man mano che si è tramandata di generazione in generazione. Ma è proprio a quella prima stesura della fiaba a cui la compagnia si è ispirata per rappresentare la vicenda di questi tre fratellini che si trovano ad avere a che fare con il loro (e nostro) più feroce nemico: il lupo.

Le fiabe sono fatte per essere raccontate ai bambini, e diversi sono i modi per poterle raccontare, in tante maniere si possono incantare i bambini; per la fiaba forse il più comune è quello della narrazione (anche i genitori leggendo le fiabe ai figli diventano narratori, cercando di raccontare i fatti creando un’atmosfera che catturi l’attenzione di chi l’ascolta, interpretando i personaggi differenziando le voci…), ma Danilo Conti ha scelto di proporla attraverso un linguaggio in cui l’attore in scena agisce e interagisce con tanti elementi, manipolandoli, giocando con essi.


Note di produzione e di regia

‘I tre porcellini’ è un remake dello spettacolo prodotto nel 1998 da Tanti Cosi Progetti nel quale gli attori Danilo Conti e Antonella Piroli erano in scena assieme ai pupazzi, personaggi della storia. Lo spettacolo ricevette numerosi consensi, segnalazioni e menzioni; un lavoro che da subito colpì, soprattutto per la tecnica di animazione dei pupazzi innovativa, in particolare facendo riferimento a Danilo che diventava tutt’uno con la figura del lupo.

“Il remake ha un senso se ricrea lo spettacolo, ne porta alla luce, pur mantenendo, come in questo caso, la struttura scenografica originale, la sonorità musicale e la traccia del testo, visioni nascoste, trame, tessiture non manifestate nel corso del tempo. Per questo l’idea di un remake nasce quando si verificano precise condizioni di possibilità. In questo senso l’idea di allestire I Porcellini con il Teatro delle Marionette degli Accettella trova il suo fondamento nel percorso di collaborazione, frequentazione, conoscenza che da tempo coltiviamo insieme e che ci ha portato a realizzare alcuni spettacoli e a confrontare i nostri percorsi di creazione. Il TMA, da sempre, coniuga la tradizione del teatro di Marionette con una visione di teatro estremamente tecnica, virtuosa e al contempo esplorativa.  Il lavoro di creazione investe più ambiti e trae suggestioni da pittura, illustrazione, fumetto, letteratura, danza, recitazione; intuizioni drammaturgiche nelle quali attori e figure sperimentano possibilità di dialogo e creano lo spazio scenico, il tempo, l’azione.  Alessandro Accettella e Stefania Umana hanno restituito a me e ad Antonella, per utilizzare un linguaggio cinematografico, la visione in controcampo dello spettacolo. I nostri personaggi, le nostre azioni, le nostre espressioni hanno scoperto, sfruttando un’altra angolazione, un’identità affine. Si è creato un dialogo: I Porcellini di Antonella si sono incontrati con I Porcellini di Stefania e si sono riconosciuti, così come Il Lupo di Alessandro e Il Lupo di Danilo. Un remake deve fondarsi su questa possibilità di conservare, conoscere, confrontare, infine allontanarsi, ognuno sulle proprie gambe. I Porcellini di Antonella, più ingenui, istintivi, sprovveduti, canzonatòri, incontrano I Porcellini di Stefania che, sempre in dialogo con lei, sono ironici, bambineschi, pasticcioni. Il Lupo di Danilo ripete poche battute, privilegia il movimento nello spazio e i versi aggressivi e grotteschi. Il Lupo di Alessandro, manifestando animalità lupesca, è quasi un gentlemen al confronto: i due dialogano spesso, ironia e surplace, azione misurata. Danilo e Antonella tendono a fondersi con le figure, ad annullare la sottile linea di demarcazione tra attore e personaggio animato.  La qualità di Alessandro e Stefania è di porre l’accento nel desiderio di essere in scena con le figure, di creare anche per se stessi una partitura da interpretare insieme ai personaggi animati della storia. Il testo del narrato o dei dialoghi, che nella versione originale si è formato via via che si facevano le prove, prima di essere scritto, anche in questo remake, ha mantenuto lo stesso percorso. In tutte e due le versioni gli interpreti si sono cuciti addosso il testo, arricchito di espressioni spontanee, sfruttando ritmi, musicalità, parole consone alla loro personalità. In questo modo si è operata una riscrittura che nel remake è andata nella direzione di dare scioltezza, naturalezza e spontaneità ai due interpreti. In questa direzione va anche la scelta di affidare ad un’artista come Brina Babini la realizzazione di nuovi pupazzi dei Porcellini e del Lupo. Brina, dopo avere studiato i pupazzi originali e conoscendo gli attori del TMA, in stretta collaborazione con noi, ha realizzato i personaggi della storia ispirandosi ad alcuni cartoni animati d’epoca. Le nuove figure sono state realizzate pensando ad Alessandro e Stefania, alle loro qualità e al loro rapporto sulla scena basato su un’improvvisazione che genera complicità, contrasti, esilaranti botta e risposta. E tutto questo ha arricchito il nostro sguardo nel curare la regia dell’allestimento e di conseguenza disegnato uno spettacolo nuovo, che dalla traccia della matrice, profondamente rispettata, riesce a rendersi creazione originale e ad aggiungere valore.”

Danilo Conti


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