Storie in soffitta

Uno spettacolo su un tema classico del teatro ragazzi: il gioco, il gioco che nasce dalla semplicità dell’oggetto animato e dalle relazioni tra i soggetti che lo conducono

Ideazione e drammaturgia: Alessandro Accettella e Roberto Piumini
Regia: Danilo Conti
Con: Alessandro Accettella e Stefania Umana
Luci: Roberto De Leon
Tecnica: Teatro di oggetti e teatro d’attore

Età consigliata: dai 4 anni

Due fratelli decidono di andare di andare in soffitta ad aprire un baule dove il nonno custodisce un diario su cui ha scritto le storie da raccontare ai suoi nipotini; la vista però di oggetti vari e sparsi, scatena la fantasia dei due, che tornano improvvisamente bambini, e che cominciano a raccontarsi delle nuove storie.

Un ombrellino triste che restava sempre chiuso perché nel Paese dove viveva non pioveva mai … una forchetta lucida lucida, con i denti d’argento, le altre posate l’ammiravano, alcune la volevano in sposa, ma lei aspettava di incontrare il vero amore …  una palla, che per sbaglio una principessa maldestra lasciò cadere in uno stagno dove viveva un ranocchio … un gomitolo di lana magico che un giorno indicò ad una bambina la strada per tornare a casa da lungo un viaggio …

Un incessante susseguirsi di storie e divertenti gag che che sembrano non fermarsi mai …. Ma … si sentono i passi del nonno che sta salendo … meglio andare.
Uno spettacolo su storie scelte dal libro ‘C’era una volta, ascolta’, un pot-pourri di filastrocche e raccontini scritti con la consueta delicatezza di Piumini, scrittore straordinario di opere per l’infanzia. Storie di oggetti, oggetti comuni che usiamo e vediamo tutti i giorni, a volte dimenticati, ma sempre pronti ad essere usati; oggetti che, se presi in mano ed ascoltati, hanno il potere di raccontarci le loro formidabili e avventurose storie. Uno spettacolo su un tema classico del teatro ragazzi: il gioco e le relazioni tra i bambini che lo conducono, il gioco che nasce dalla semplicità dell’oggetto animato.

Note di regia

“L’unico talento che io ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che abitano qui in questo piccolo mondo. Fuori di qui c’è il mondo grande e qualche volta capita che il mondo piccolo riesca a rispecchiare il mondo grande tanto da farcelo capire un po’ meglio. In ogni modo riusciamo a dare a tutti quelli che vengono qui la possibilità, per qualche minuto, per qualche secondo, di dimenticare il duro mondo che è la fuori. Il nostro teatro è un piccolo spazio fatto di disciplina, di coscienza, di ordine e di amore” (Oscar Ekdahl – Fanny e Alexander di Ingmar Bergman)
La soffitta custodisce un segreto, un manoscritto. Quando vi è silenzio e non vi sono le persone il teatrino degli oggetti si anima in una rappresentazione silenziosa, come in una danza. Brevi, lenti movimenti che possono lasciare l’impressione di non essere mai avvenuti. Poi, i due fratelli che entrano per cercare quello che il nonno scriveva nel suo quaderno e che poi leggeva a loro, portano la loro freschezza, voglia di giocare, di ripercorrere storie che li hanno divertiti e affascinati, ma portano anche le loro paure, i loro litigi, le loro complicità. E allora il teatrino degli oggetti, dei pupazzi, delle marionette, si arricchisce di racconti, poesie, aneddoti. La luce cambia, la soffitta si allarga, come se si riempisse di brezza fresca. Infine il quaderno è ritrovato. E il loro desiderio, il loro amore per quello che hanno cercato con tanta intensità riuscirà a muovere l’aria di quella remota stanza, a trasformare quel piccolo spazio tanto da suscitare nel nonno il desiderio entrarvi e di riprendere a scrivere. Torna un’atmosfera tenue, di raccoglimento, i due fratelli si ritirano veloci, senza essere visti, quasi temendo una punizione per avere invaso quello spazio. Ma sarà grazie a loro che lo scrittore tornerà a trasferire le sue visioni nelle pagine del quaderno.


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