Prima che me lo scordo

In scena al Teatro Mongiovino il 12 e 13 novembre 2022 alle ore 16.30 e

il 14 novembre alle ore 10.30 per le scuole

Un seme, durante una notte di tempesta, cade dentro ad uno stivale abbandonato, pieno di foglie e di terra. Piano piano il seme germoglia e dà vita ad un grande albero, con salde radici e una chioma che sembra una nuvola. Silvia, accompagnata dalla piccola Nilde, una piantina cresciuta in un vaso con la quale tesse un linguaggio silenzioso, ci accompagna nella crescita del grande albero. L’albero riceve la visita di tanti piccoli animali che trovano nelle radici, nel tronco e nella chioma riparo, possibilità di vivere in pace e libertà, e in cambio di ciò lo accudiscono e lo tengono bene in salute. Gli animaletti ci parleranno delle regole che si sono dati per fare in modo che l’albero resti in vita sano e forte per permettere a loro di abitarlo. Silvia porta Nilde e il pubblico a visitare questo divertente mondo e infine rivela il nome dell’albero: Albero della Costituzione.

Note di regia:

Questi personaggi, così spontanei, semplici, a volte buffi ed efficaci ci ricordano che anche gli uomini stabiliscono delle regole per vivere pacificamente e in prosperità nella vita di tutti i giorni. Regole che si trovano scritte nella Costituzione della nostra Repubblica che è la Carta fondamentale dello Stato Italiano. Che cosa c’è scritto nella Costituzione? Ci sono scritte le leggi che regolano l’organizzazione dello stato italiano, il rapporto tra lo stato e i cittadini, cioè uomini, donne, bambini e bambine che ci vivono, e i rapporti dei cittadini tra loro. Ma perché la Costituzione è così importante? Perché fa in modo che tutti possano vivere in pace, studiare e diventare intelligenti, poter lavorare e, soprattutto, essere considerati tutti uguali, cioè tutti con gli stessi diritti, la stessa dignità, lo stesso valore di esseri umani. La Costituzione è un solido albero, ben piantato e forte, che permette ai suoi piccoli abitanti di trascorrere la loro vita in pace, serenità, cultura, occupazione e…amore. Un piccolo topolino che all’inizio dello spettacolo si era nascosto dentro lo stivale, che ha svolto la funzione di vaso per il piccolo seme da cui è nato l’albero, ci porterà a comprendere che la scelta dello stivale, da cui si dirameranno poi le radici, altro non è che un richiamo alla forma che ha l’Italia come penisola: si sviluppa proprio come uno stivale. E il semino è germogliato dopo la grande tempesta della seconda guerra mondiale, nel 1947, e ha trovato terreno fertile nei cuori, nelle menti, nello spirito dei padri costituenti che hanno reso possibile la nascita della Repubblica. Si, perché prima l’Italia era un regno, c’era un re, e questa è storia, e…”prima che me lo scordo” vorrebbe portare i piccoli e grandi spettatori ad apprezzare e introdurre alla conoscenza della Costituzione Italiana.