Fantasmagoria

“Quale personaggio è più teatrale di un fantasma? Il teatro è, per sua natura, l’apparizione, la messa in scena di fantasmi” (Oscar Wilde)

In una piovosa e fredda notte di autunno, due sorelle sono ospiti di un loro amico che vive in un suggestivo castello poco fuori della città. 

Dopo una buonissima cena, i tre decidono di fare un gioco. Vincerà chi, tra loro, racconterà la storia di fantasmi più paurosa e terrificante. 

Mentre fuori la pioggia cade incessante e violenta, i fulmini illuminano il cielo e i tuoni scuotono il castello, i tre amici, di fronte al camino acceso e tra il tremore delle candele, cominciano a raccontarsi storie di fantasmi defunti e viventi, diurni e notturni, d’ombre e di luce, fedeli e innamorati, fantasmi vendicativi e giustizieri, fantasmi impacciati, timidi e burloni.

Da Edgard Allan Poe a Oscar Wilde, da Mary Shelley a Charles Dickens, da Lovecraft a Italo Calvino. 

Storie di paura, tutta la sera, fino allo scoccare della mezzanotte quando, inaspettatamente, uno di loro rivelerà agli altri una raccapricciante verità!

Lo spettacolo trae spunto dalla famosa notte del 16 giugno 1816 quando a Villa Diodati, sul lago di Ginevra, cinque talentuosi scrittori, Lord Byron, John Polidori, Claire Clairmont, Percy e Mary Shelley, si sfidarono a chi avesse scritto il racconto più spaventoso. 

Solo in due portarono a termine la sfida, la giovanissima Mary Shelley con “Frankenstein” e John Polidori con “Il vampiro”.

Lo spettacolo utilizzerà le tecniche del teatro di figura (pupazzi, marionette e ombre) e le videoproiezioni.

Da qui il riferimento al titolo, appunto Fantasmagoria. 

La Fantasmagoria era una forma di intrattenimento teatrale nata in Francia nel XVII secolo e che raggiunse la massima popolarità nei primi decenni dell’800, incuriosendo e inquietando il pubblico americano ed europeo, in particolare quello inglese.

Un fenomeno che, parallelamente al romanzo gotico e al Romanticismo, richiamava, nelle menti dello spettatore, il fantastico e la paura. 

La Fantasmagoria era possibile realizzarla grazie all’uso di una o più speciali lanterne magiche con le quali venivano proiettate, sulle pareti, muri e lenzuola bianche, immagini di fantasmi, scheletri, demoni di ogni tipo, resi ancora più spaventosi grazie all’ausilio di fumo, ombre, schermi semi-trasparenti, suoni e voci fuori campo.

Figure di forte impatto visivo ed emotivo, irreali e intangibili, comunque visibili per rendere possibile l’impossibile.

Testo e drammaturgia:

Danilo Conti, Alessandro Accettella, Silvia Grande

Tecniche utilizzate:

Teatro d’attore, teatro di figura (pupazzi, ombre e marionette), videoproiezioni

Con Alessandro Accettella, Silvia Grande, Viviana Mancini

Regia

Danilo Conti